Il Carnevale

Come si sa, il Carnevale inizia il 17 gennaio (S. Antonio masckere e suone) e dapprima in questa giornata veniva condotto il bestiame all'annuale cerimonia della benedizione degli animali domestici, impartita nello spiazzo della chiesa di s. Antonio Abate, in aperta campagna. Una leggenda popolare, legata alle origini del Carnevale nostrano, ci racconta di un pastore che non poteva mai allontanarsi dalla masseria, dove faceva il guardiano del gregge. Di giorno era sempre al pascolo e di notte dormiva con le bestie, disteso su un sacco di paglia.

Per lui non esi­stevano né ferie, né giornate di riposo. Una volta il padrone, per una strana generosità, decise di mandarlo a casa per la festa di Carnevale. La strada era lunga e il poveraccio dovette farla a piedi, affrontando i rigori di un inverno molto rigido e nevoso. Portava una vecchia bisaccia a tracolla con qualche chilo di fave, un sacchetto di grano, un fiasco d'olio e di vino, che rappresentavano la rimanenza del suo salario, "rimesso" in natura, secondo l'uso dell'epoca. Cammin facendo, incontrò un uomo vestito anch'egli da pastore, con barba e capelli lunghi: "Dove vai?" - chiese al pastore. E questi: "A casa, per la festa di Carnevale".“Ma oggi è lunedì e la festa è già passata! “Non importa" - rispose il pastore - "per me basta la gioia di rivedere mia moglie, mia madre, i figli, il mio paese". "Va, va" - disse lo sconosciuto, che la leggenda identifica in Gesù di Nazaret - vai a goderti la famiglia, ma anche la festa di Carnevale". Arrivato in paese, il pastore seppe che il Carnevale era stato allungato di altri due giorni e che per il martedì si stavano facendo grandi preparativi per festeggiare degnamente il “santo" Carnevale. Il pastore si divertì come non mai, ma tornò subito dopo al suo lavoro di sempre, con il ricordo delle grida e del frastuono delle maschere. Questa leggenda è molto diffusa nella zona jonica. La circostanza, secondo cui al pastore veniva consentito un periodo di riposo da parte del suo padrone, potrebbe forse riferirsi alla "licenza di libertà", concessa anticamente agli schiavi in ricordo del dio Saturno, al quale, come è noto, viene attribuita una concezione di vita di "uguaglianza e di felicità". C'era festa e si organizzava il gioco popolare della cuccagna nel pomeriggio, mentre a sera in molte famiglie si svolgevano ricevimenti danzanti, che si ripetevano nei vari giovedì, dedicati appositamente ai monaci, ai preti, ai "cornuti" (o sposati), ai pazzi (giovani), alla "cattiva" (cioè alla vedova) la prima settimana di Quaresima. Nel secolo scorso, tutte queste feste rimarcavano la differenziazione sociale. Per le strade si appendeva lu carnevale, un pupazzo di paglia con pipa e cappello contadino, mentre a metà Quaresima, si uccideva la vecchia, cioè la Quarantana, che era una pupattola vestita a nero, appesa anch'essa davanti alle case. L'altra iniziativa popolare era il funerale a Carnevale, che si faceva alla fine con un corteo funebre, mimato con divertente sceneggiata e che finiva alla mezzanotte con una mangiata generale. Dal 1950 in poi il Carnevale ha avuto una sua organizzazione stabile, fino ad istituzionalizzarsi con la Pro Loco e il Comune e successivamente con il Crsec TA 50, la Provincia e le Associazioni dei Cartapestai, ed infine con una Fondazione che raggruppasse tutte queste forze. L'organizzazione della manifestazione cittadina ha oggi un suo statuto ed un regolamento con premi che superano globalmente i cento milioni. L'allestimento di un carro E' molto laborioso e richiede una strutturazione complessa. Ci si adatta in vari garage o villette , situate quasi sempre in periferia. Naturalmente tutto il lavoro è circondato da misteriosa segretezza, per evitare che la concorrenza dispregi o copi i progetti altrui. I motivi di ispirazione possono esser i più vari, ma per lo più appartengono all'attualità della politica, dello spettacolo, della cronaca con condimento di fantasia, divertimento, simpatia, luci, colori e suoni. Le sere della sfilata, poi, i carri sono animati da tantissimi mascherati, che danno spettacolo in libertà . I gruppi allegorici, invece, sono di dimensioni più ridotte, ma suscitano maggior allegria.

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